News: DO29DI – Performance di danza contemporanea

IV Appuntamento del corso di formazione professionale di Danza

Il corso di formazione per il danzatore contemporaneo prosegue con il 4° appuntamento dell’anno.

27-28-29 Dicembre

Tre giorni dedicati all’approfondimento della tecnica contemporanea e alla composizione istantanea con Roberta Zerbini e il musicista jazz Alessandro Altarocca.

Performance conclusiva giovedì 29 Dicembre ore 19 presso la sala danza del Centro Sandro Pertini, via della Battaglia 9, Bologna.

A seguire chiacchiere e aperitivo

DANZA CONTEMPORANEA

La persona che danza è l’instabile che nega lo stato ordinario delle cose e crea l’idea di una condizione eccezionale

Paul Valery “Filosofia della danza”

La danza, arte del silenzio, dona energia e consapevolezza a chiunque la pratica, usa il movimento come linguaggio poetico, ma il suo grande compito è quello di riportare la corporeità al centro della nostra vita. La danza costituisce così la naturale risposta ai bisogni interiore dell’uomo, necessari per una crescita globale ed armonica.

La danza contemporanea ha come tradizione ed eredità quella di spogliare la danza da orpelli, virtuosismi e ridare voce alla nostra interiorità, amore per il movimento, piacere e felicità nel comprendere la nostra vera natura fisica e psichica.

La danza contemporanea che proponiamo nella nostra scuola è una danza che educhi all’emotività, che aiuti nella costruzione di un corpo forte, sensibile e disponibile alla vita.

Il corpo del danzatore descrive un mondo che è al di là di tutti i codici, perchè nella danza l’unico segno è quello che il corpo disegna tra la terra e il cielo.  Scivolando l’uno sull’altro, nella danza, i movimenti del corpo non si lasciano individuare, per la rapidità dei suo agire, la danza cancella di colpo le figure appena costruite, in una continua creazione, distruzione e creazione.

La danza contemporanea perchè ?

Prima domanda alla quale bisogna rispondere con chiarezza all’inizio del percorso insieme. La danza contemporanea si pone oggi come una delle possibili discipline corporee che considera l’uomo nella sua interezza; corpo mente e spirito. E’ noto e ormai largamente condiviso che ogni esercizio fisico migliora il nostro vivere, la salute psicofisica dell’individuo, quindi è necessario scendere un pò più nel ragionamento per comprendere le qualità che rendono, a nostro avviso, la danza contemporanea uno strumento indispensabile per la crescita dell’individuo, per la creazione del sé, per la formazione della propria personalità e  capace di  accompagnare e sostenere l’individuo in tutte le fasi della propria vita.

La danza come linguaggio non verbale e come necessità sociale legata all’idea del sacro, nasce con il nascere dell’uomo. Facile incontrare la danza, nelle società primitive, come modalità d’incontro con il sacro, con le forze della natura, con i momenti razionalmente inspiegabili della vita dell’essere umano; la nascita, la morte, gli eventi naturali, l’odio, l’amore, l’alterità etcc… Fu il Cristianesimo a separare il sacro dalla danza e a irrigidire il corpo in uno spazio controllato e chiuso, censurato.

Con il Rinascimento e la nascita della scienza moderna, il corpo viene riscattato dall’inferno in cui era stato relegato dalla religione dell’anima e disposto sulla tavola anatomica, pronto per essere oggetto delle descrizione del sapere medico. Alle categorie religiose bene/male, anima/corpo, sacro/profano, subentrano quelle mediche, che consentono di recuperare la danza come “benefico movimento”.

Il rinascimento del corpo non porta un grande beneficio alla danza, se non quello di permettere la creazione di una danza codificata, la Danza Classica o di corte, che può essere accolta anche in ambito religioso purché, nell’esprimersi, i corpi evitino i contatti; nasce così un danza che tratta temi favolistici, fate, principesse, cignetti che elabora una visione eterea e non realistica del movimento e del corpo umano, soprattutto quello femminile (infatti dobbiamo aspettare oltre 100 anni dalla nascita della danza di corte  prima di vedere donne interpretare i ruoli femminili, prima interpretati da uomini).

Questa concezione del corpo e del movimento nonostante nasca in tempi ormai molto lontani da noi sembra non differire molto da quello che succede ai giovani d’oggi nelle nostre discoteche e nelle immagini proposte dai mass-media,  sempre avvolti in danze solitaria. L’eccesso d’energia sprigionata dai corpi, il tentativo di compensare con i gesti l’incapacità del linguaggio, il ritmo meccanico che affoga l’espressività gestuale in una cadenza frenetica, le luci stroboscopiche che spezzando la continuità del movimento ne inchiodano le forme, sono la parodia della danza, dove ciò che drammaticamente trapela è l’incapacità di riportare il corpo al centro della propria esperienza.

Ritorniamo al passato; nel ‘900 grazie a un nuovo cammino filosofico, estetico, artistico, sociale e culturale, grazie all’influsso delle culture orientale, agli importanti avvenimenti storici come le grandi guerre, ad una accelerazione nel passaggio di notizie informazioni e conoscenze, è nata come reazione al passato e nello specifico alla danza classica e alla concezione del corpo come oggetto, la danza moderna che per semplicità chiameremo da qui in avanti danza contemporanea.

Una vera rivoluzione del corpo e del concetto estetico e sociale della danza; basta ballerine svolazzanti sulle punte che cercano così di “elevarsi”, ma una danza concreta a piedi nudi che parte dalla terra e che considera il movimento e la danza come un linguaggio attuale, capace di parlare dei problemi sociali e politici, capace per il simbolismo e la fugacità  del suo linguaggio di essere l’interprete del sacro che è in noi.

La danza contemporanea accompagna come una solida alleata tutto il novecento seguendo successi, sconfitte, rivolte e recessioni.

E allora cosa rimane in questo nuovo millennio?

Rimane una danza strutturata, tecnicamente capace di curare ed allenare un corpo in modo fisiologico e consapevole, che unisce tecnica e creatività, struttura e improvvisazione, che si pone come obiettivo quello di creare una comunicazione metcinetica ed emotiva.

La danza contemporanea che proponiamo nella nostra scuola è una danza che educhi all’emotività, che aiuti nella costruzione di un corpo forte, sensibile e disponibile alla vita, una danza che possa accompagnare l’uomo nel passaggio della vita, che lo rende più attento a ciò che gli accade dentro e fuori la sua pelle, tutto questo con gioia, piacere e passione.

E dall’altra parte una società che tende a rimuovere ciò che non comprende, ciò che non si può sistemare con intelletto e ragione, una società malata di emotività, ma di questo lasciamo parlare chi più ne sa e per questo vi consiglio gli ultimi saggi di U. Galimberti.

La danza contemporanea, con la semplicità del suo gesto, dissolve l’abitudine con cui la ragione procede opponendo le sue categorie: il vero al falso, il bene al male, il positivo al negativo, l’alto al basso, per riallacciarsi quell’ordine simbolico da cui proveniamo.

Nella danza il corpo abbandona i gesti abituali che utilizza nel mondo, per produrre in sequenze gesti e movimenti senza intenzionalità e senza destinazione che, nel loro ritmo e nel loro movimento, producono uno spazio e un tempo assolutamente nuovi.

Perdendo l’aderenza alle cose del mondo, nella danza ogni gesto si arricchisce di molti significati, ed è proprio con questo insieme di significati che il corpo può riciclare simboli, può confonderli o addirittura abolirli.

Il corpo del danzatore descrive un mondo che è al di là di tutti i codici, perchè nella danza l’unico segno è quello che il corpo disegna tra la terra e il cielo.

Scivolando l’uno sull’altro, nella danza, i movimenti del corpo non si lasciano individuare, per la rapidità dei suo agire, la danza cancella di colpo le figure appena costruite, in una continua creazione, distruzione e creazione.

Concludo con un frammento gnostico “Chi non danza non sa cosa succede”.

Roberta Zerbini